
Genova Capitale del Cervello: La Ricerca Traslazionale che Cambia la Vita dei Pazienti
Dalla medicina computazionale ai nuovi ospedali
tecnologici: il progetto Mnesys mette a sistema università, enti pubblici e
startup per sconfiggere le malattie neurodegenerative. L’obiettivo? Portare
l’innovazione direttamente al letto del malato.
Genova si candida ufficialmente a diventare l’hub
tecnologico e scientifico del Mediterraneo. Nel cuore pulsante della città,
esperti di fama internazionale si sono riuniti per discutere il futuro della
salute, un futuro dove il confine tra il laboratorio di ricerca e la corsia
d’ospedale diventa sempre più sottile. Al centro del dibattito c’è Mnesys, un progetto ambizioso che punta a
rivoluzionare il trattamento delle malattie del cervello attraverso la
cosiddetta "ricerca traslazionale".
L'Ibridazione dei Saperi
Il primo passo verso questa rivoluzione è culturale.
Non basta più studiare la medicina sui libri; occorre mescolarla con
l’ingegneria, la robotica e l'intelligenza artificiale. È quello che gli
esperti chiamano MedTech. «Siamo
un’università di grande tradizione, con sei secoli di storia, ma oggi abbiamo
il valore aggiunto di poter ibridare le competenze», ha spiegato Federico Delfino, Magnifico Rettore
dell’Università di Genova. «Dobbiamo permetterci il lusso di sperimentare,
perché l’innovazione può portare a risultati positivi o a necessari cambi di
rotta. Il nostro obiettivo è collegare il mondo della salute con quello
dell’ingegneria e del calcolo scientifico». Secondo Delfino, il mercato del
lavoro sta cambiando radicalmente: «Il World Economic Forum stima 78 milioni di
nuovi posti di lavoro legati alle tecnologie nei prossimi cinque anni. Per
questo abbiamo sviluppato percorsi come lo IANUA, che aiuta i medici a
conoscere le nuove tecnologie. Vogliamo collocare Genova come hub di alta
formazione per tutto il Mediterraneo».
Dal Laboratorio al Letto del Paziente
Ma cosa significa, in concreto, fare ricerca per un
cittadino comune? Significa dare risposte a chi soffre di malattie croniche e
neurodegenerative, come l'Alzheimer o il Parkinson, patologie che in una
regione "anziana" come la Liguria hanno un impatto sociale enorme.
«La ricerca non deve essere fine a se stessa, una sorta di esercizio accademico
isolato», ha sottolineato Massimo Nicolò, Assessore alla Sanità di Regione Liguria. «L'obiettivo di Mnesys è
garantire continuità tra la ricerca di base e l'applicazione reale sull'uomo.
Genova è stata pioniera in questo campo già 30 anni fa; oggi facciamo un passo
avanti decisivo». Nicolò ha citato un esempio pratico che accende la speranza:
«Sulle demenze avremo presto uno spiraglio di luce grazie a nuove molecole che
potranno rallentare la progressione della malattia. Ma attenzione: prima che
una scoperta arrivi al paziente possono passare 10 o 15 anni di studi rigorosi.
Ecco perché la ricerca deve essere incessante».
La Rivoluzione dei Dati: Il "Gemello
Digitale"
Uno dei concetti più affascinanti emersi è quello
della medicina computazionale, che utilizza algoritmi e intelligenza
artificiale per prevedere l'andamento delle malattie. «L'idea è utilizzare
l’enorme quantità di dati che provengono da esami medici, immagini e analisi di
laboratorio per elaborare modelli matematici», ha dichiarato Antonio Uccelli, Direttore Scientifico di Mnesys
e del Policlinico San Martino. «È quello che chiamiamo "Gemello
Digitale": una simulazione che ci permette di testare protocolli e cure in
modo virtuale prima di applicarli. Genova diventerà la capitale di questa
medicina anche grazie al nuovo ospedale degli Erzelli, una struttura che sarà
totalmente integrata con i centri di ricerca e la robotica».
I Numeri della Sfida
Un progetto di questa portata necessita di risorse
imponenti. Mnesys può contare su un investimento di circa 115 milioni di euro, una cifra resa possibile
dai fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). «Il PNRR ha
dimostrato che nel nostro Paese le università, la sanità e le imprese possono
lavorare insieme, superando il problema della frammentazione», ha spiegato Loredana Luzzi, Direttrice Generale di Mnesys.
«Siamo riusciti a fare assunzioni di ricercatori in tempi brevissimi. Tuttavia,
dobbiamo ricordarci che l'Italia investe ancora poco rispetto alla media
europea: siamo all'1,8% del PIL contro il 2,8% della media UE. Investire nella
ricerca significa investire nel futuro economico del Paese». Luzzi ha poi
concluso evidenziando il ruolo delle imprese: «Mnesys sta investendo parte
delle sue risorse in diverse startup. Dalla ricerca di base deve nascere un
prodotto, un servizio che generi sviluppo economico e salute per tutti».

