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Mnesys - News - 30.01.2026 - Genova Capitale del Cervello: La Ricerca Traslazionale che Cambia la Vita dei Pazienti

 

2026.01.30 -

Genova Capitale del Cervello: La Ricerca Traslazionale che Cambia la Vita dei Pazienti

Dalla medicina computazionale ai nuovi ospedali tecnologici: il progetto Mnesys mette a sistema università, enti pubblici e startup per sconfiggere le malattie neurodegenerative. L’obiettivo? Portare l’innovazione direttamente al letto del malato. Genova si candida ufficialmente a diventare l’hub tecnologico e scientifico del Mediterraneo. Nel cuore pulsante della città, esperti di fama internazionale si sono riuniti per discutere il futuro della salute, un futuro dove il confine tra il laboratorio di ricerca e la corsia d’ospedale diventa sempre più sottile. Al centro del dibattito c’è Mnesys, un progetto ambizioso che punta a rivoluzionare il trattamento delle malattie del cervello attraverso la cosiddetta "ricerca traslazionale". L'Ibridazione dei Saperi Il primo passo verso questa rivoluzione è culturale. Non basta più studiare la medicina sui libri; occorre mescolarla con l’ingegneria, la robotica e l'intelligenza artificiale. È quello che gli esperti chiamano MedTech. «Siamo un’università di grande tradizione, con sei secoli di storia, ma oggi abbiamo il valore aggiunto di poter ibridare le competenze», ha spiegato Federico Delfino, Magnifico Rettore dell’Università di Genova. «Dobbiamo permetterci il lusso di sperimentare, perché l’innovazione può portare a risultati positivi o a necessari cambi di rotta. Il nostro obiettivo è collegare il mondo della salute con quello dell’ingegneria e del calcolo scientifico». Secondo Delfino, il mercato del lavoro sta cambiando radicalmente: «Il World Economic Forum stima 78 milioni di nuovi posti di lavoro legati alle tecnologie nei prossimi cinque anni. Per questo abbiamo sviluppato percorsi come lo IANUA, che aiuta i medici a conoscere le nuove tecnologie. Vogliamo collocare Genova come hub di alta formazione per tutto il Mediterraneo». Dal Laboratorio al Letto del Paziente Ma cosa significa, in concreto, fare ricerca per un cittadino comune? Significa dare risposte a chi soffre di malattie croniche e neurodegenerative, come l'Alzheimer o il Parkinson, patologie che in una regione "anziana" come la Liguria hanno un impatto sociale enorme. «La ricerca non deve essere fine a se stessa, una sorta di esercizio accademico isolato», ha sottolineato Massimo Nicolò, Assessore alla Sanità di Regione Liguria. «L'obiettivo di Mnesys è garantire continuità tra la ricerca di base e l'applicazione reale sull'uomo. Genova è stata pioniera in questo campo già 30 anni fa; oggi facciamo un passo avanti decisivo». Nicolò ha citato un esempio pratico che accende la speranza: «Sulle demenze avremo presto uno spiraglio di luce grazie a nuove molecole che potranno rallentare la progressione della malattia. Ma attenzione: prima che una scoperta arrivi al paziente possono passare 10 o 15 anni di studi rigorosi. Ecco perché la ricerca deve essere incessante». La Rivoluzione dei Dati: Il "Gemello Digitale" Uno dei concetti più affascinanti emersi è quello della medicina computazionale, che utilizza algoritmi e intelligenza artificiale per prevedere l'andamento delle malattie. «L'idea è utilizzare l’enorme quantità di dati che provengono da esami medici, immagini e analisi di laboratorio per elaborare modelli matematici», ha dichiarato Antonio Uccelli, Direttore Scientifico di Mnesys e del Policlinico San Martino. «È quello che chiamiamo "Gemello Digitale": una simulazione che ci permette di testare protocolli e cure in modo virtuale prima di applicarli. Genova diventerà la capitale di questa medicina anche grazie al nuovo ospedale degli Erzelli, una struttura che sarà totalmente integrata con i centri di ricerca e la robotica». I Numeri della Sfida Un progetto di questa portata necessita di risorse imponenti. Mnesys può contare su un investimento di circa 115 milioni di euro, una cifra resa possibile dai fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). «Il PNRR ha dimostrato che nel nostro Paese le università, la sanità e le imprese possono lavorare insieme, superando il problema della frammentazione», ha spiegato Loredana Luzzi, Direttrice Generale di Mnesys. «Siamo riusciti a fare assunzioni di ricercatori in tempi brevissimi. Tuttavia, dobbiamo ricordarci che l'Italia investe ancora poco rispetto alla media europea: siamo all'1,8% del PIL contro il 2,8% della media UE. Investire nella ricerca significa investire nel futuro economico del Paese». Luzzi ha poi concluso evidenziando il ruolo delle imprese: «Mnesys sta investendo parte delle sue risorse in diverse startup. Dalla ricerca di base deve nascere un prodotto, un servizio che generi sviluppo economico e salute per tutti».