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Mnesys - News - 29.01.2026 - Plasticità celebrale e connessioni - neuroimaging

 

2026.01.29 -

Plasticità celebrale e connessioni - neuroimaging

La neuro-plasticità, ovvero la capacità di modificare le connessioni cerebrali, è uno dei fenomeni più rilevanti per la salute cerebrale: nel nostro cervello ciò che più conta per essere flessibili, adattabili e creativi sono infatti proprio le connessioni fra neuroni, che creano una fittissima, intricatissima rete per dialogare. Questo network non è immutabile, ma continuamente plasmato e modificato in base a ciò che apprendiamo e a ciò che ci accade. Traumi e perdite di materia grigia comprese: la possibilità di modificare le connessioni consente di imparare, ma anche di far fronte a eventuali perdite di funzione cerebrale dovute a malattie neurologiche, perché il tessuto cerebrale che resta può consentire il recupero di alcune delle funzioni perdute. Per questo molti ricercatori del programma Mnesys stanno studiando l’impatto della plasticità neuronale in diverse malattie, fra cui la sclerosi multipla che nel nostro Paese riguarda circa 140mila persone, in maggioranza donne. Questa patologia è una malattia neurodegenerativa su base autoimmune, in cui cioè il sistema immunitario attacca la mielina che ricopre gli assoni dei nervi; questo porta alle cosiddette ‘placche’ demielinizzate, che non consentono una corretta propagazione dei segnali nervosi. I sintomi che ne derivano sono molto vari, vanno dai disturbi visivi e sensoriali alle difficoltà di movimento, dalla stanchezza ai disturbi dell’equilibrio; la malattia è cronica e progressiva ma le terapie possono rallentarne l’andamento e consentire una buona qualità di vita grazie alla gestione dei sintomi. «La sclerosi multipla è un classico esempio di malattia con una componente sia neuroinfiammatoria, sia neurodegenerativa», spiega l’esperto Mnesys Giacomo Boffa, neurologo del  Dipartimento di neuroscienze, riabilitazione, oftalmologia, genetica e scienze materno-infantili dell’Università di Genova. «Con il nostro progetto stiamo studiando se le terapie che riducono l’infiammazione e gli interventi di riabilitazione possano incidere sulla plasticità cerebrale, che è essenziale mantenere per minimizzare la progressiva perdita di funzione associata alla malattia». Boffa sta utilizzando tecniche di neuroimaging avanzato come la risonanza magnetica strutturale classica ma anche quella funzionale. Queste due tecniche, spiega, «ci consentono nel primo caso di vedere come si riorganizza la corteccia cerebrale e come si modificano le connessioni nervose fra le diverse parti del cervello nel corso della malattia e degli interventi terapeutici; con la risonanza magnetica funzionale possiamo invece vedere come queste diverse aree lavorano, se per esempio sono sincrone e devono attivarsi in concerto o se al contrario devono alternarsi, come sono quindi  interconnesse nelle loro attività. L’obiettivo è capire come la neuroinfiammazione e la neurodegenerazione alterino la plasticità cerebrale e se i trattamenti per ridurre infiammazione e degenerazione possano migliorarla». Boffa sta conducendo studi longitudinali per seguire nel tempo i pazienti e ha dimostrato, per esempio, che una fisioterapia intensiva si associa a una maggior plasticità funzionale nelle aree sensori-motorie che va di pari passo con un maggior beneficio clinico del trattamento. «La risonanza magnetica potrebbe perciò essere impiegata come biomarcatore di risposta, per individuare i pazienti che potranno avere i maggiori benefici dall’approccio riabilitativo intensivo», dice Boffa. «L’obiettivo è identificare quali elementi valutabili già fin dalla prima risonanza siano associati a una miglior probabilità di risposta, in modo da usare l’esame per individuare i casi con un alto potenziale di recupero. Anche le terapie con un elevato impatto sull’infiammazione sono al vaglio: è il caso di un progetto su pazienti con forme aggressive di sclerosi multipla sottoposti a trapianto di midollo, un intervento per cui l’Ospedale Policlinico San Martino di Genova è un centro d’eccellenza nazionale.«Stiamo valutando se l’effetto antinfiammatorio di questo trattamento influenzi la plasticità strutturale e se questa possa quindi favorire il recupero clinico, aumentando le chance di riformare la guaina di mielina che è ‘sotto attacco’ in caso di sclerosi multipla», conclude Boffa.