
Tumori del cervello - ricerca di base
La ricerca Mnesys ha affrontato
anche i tumori del sistema nervoso centrale, che nonostante non siano fra i più
diffusi fanno comunque molta paura. Secondo i dati raccolti nel volume I numeri del cancro in Italia
2025, nel 2024 sono state stimate poco più di 6mila nuove diagnosi di
tumore al cervello primitivo (che cioè non è il risultato di metastasi ma si
origina in questo organo), pari a meno del 2 per cento di tutti i nuovi casi:
negli uomini le diagnosi sono circa 3500 l’anno, nelle donne intorno alle 2600.
Si tratta di tumori molto eterogenei, che possono originare a partire da
qualunque parte del sistema nervoso centrale e da qualunque cellula: i più
comuni sono i gliomi, pari a circa il 40 per cento dei tumori cerebrali, che
originano dalle cellule gliali di supporto ai neuroni. All’interno della classe
dei gliomi, a seconda delle cellule gliali coinvolte, ci sono poi astrocitomi,
glioblastomi (i più aggressivi), oligodendrogliomi, ependimomi e tumori misti;
esistono poi altri tumori cerebrali che non originano dalle cellule gliali, fra
cui per esempio i medulloblastomi, più frequenti in bambini e giovani, i
meningiomi, i neurinomi.
Per lungo tempo si è pensato che il cervello
fosse un organo ‘immunologicamente privilegiato’, in cui cioè le cellule del
sistema immune non potessero arrivare a causa della presenza della barriera
emato-encefalica; oggi si è compreso che non è così e che la risposta
immunitaria può essere ‘risvegliata’ anche nel sistema nervoso centrale, così
da identificare ed eliminare le cellule maligne eventualmente presenti. I
tumori cerebrali però sono purtroppo particolarmente efficienti nel nascondersi
al sistema immunitario per poter crescere indisturbati e come spiega Paolo
Malatesta, docente di biologia molecolare dell’Università di Genova e direttore
dell’Unità di Neuro-Oncologia e Mutagenesi dell’IRCCS Policlinico San Martino,
«I glioblastomi e i gliomi in generale sono particolarmente elusivi, sono
capaci di un’immuno-evasione consistente. L’obiettivo delle nostre ricerche
nell’ambito del programma Mnesys è stato cercare metodi per rendere di nuovo
visibili le cellule tumorali e superare questo meccanismo chiave per la
sopravvivenza del cancro». Gli studi del professor Malatesta, condotti su
cellule e su animali da esperimento, si sono concentrati sulla possibilità di
usare virus oncolitici, ovvero virus modificati per individuare ed eliminare
selettivamente le cellule di tumore. «Abbiamo modificato un virus comune,
l’Herpes simplex, in modo che riesca a riconoscere bersagli sul tumore e possa
richiamare l’attenzione del sistema immunitario sulle cellule che lo esprimono,
per eliminarle», spiega Malatesta. «Un elemento molto interessante è costituito
dal fatto che il virus si comporta come un cosiddetto ‘vaccino agnostico’: mentre
nel caso dell’immunoterapia oncologica standard la possibilità che la terapia
funzioni è condizionata dall’espressione del bersaglio sul maggior numero di
cellule tumorali possibili, in questo caso abbiamo osservato che non serve, perché
il sistema immune si attiva anche contro cellule simili. Il virus, modificando
il microambiente in cui cresce il cancro, riattiva infatti il sistema immunitario
che così torna in grado di riconoscere tutte le cellule mutate: abbiamo
ottenuto risultati ottimi anche quando solo la metà delle cellule tumorali
esprimevano il bersaglio». In un modello di tumore cerebrale nel topolino tutto
ciò si è tradotto nel raddoppio della sopravvivenza e perfino, nel 30 per cento
dei casi, nella scomparsa completa del tumore.
«Riattivare il sistema immunitario può avere
ripercussioni estremamente positive nella lotta ai tumori cerebrali perché con
la chirurgia si elimina la massa, ma basta che una sola cellula sfugga perché
il tumore possa riformarsi e anche diventare resistente alle terapie», aggiunge
Malatesta. «Se singole cellule maligne si sono diffuse nel tessuto solo i
‘soldati’ del sistema immunitario possono riuscire a trovarle: attraverso studi
effettuati trapiantando il tumore nei topolini abbiamo osservato che questo è
possibile proprio grazie al ‘risveglio’ del sistema immunitario tramite i virus
oncolitici». Un successo che si spera possa essere replicato nell’uomo,
così come si sta lavorando per rendere fattibile un monitoraggio dei tumori
cerebrali attraverso biopsie liquide anziché più complessi esami di imaging: all’interno
del programma Mnesys Malatesta sta studiando anche gli Rna mitocondriali
(miRna) delle cellule tumorali perché queste piccole molecole si possono
trovare nel liquido cerebrospinale e nel sangue, perciò sono ottime candidate a
diventare un parametro utile per seguire l’evoluzione della malattia e
scoprirne un’eventuale progressione prima e più semplicemente rispetto all’uso
di test più complessi come la risonanza magnetica.

