
Neurosviluppo
Il neurosviluppo è il processo che consente di
acquisire capacità motorie, cognitive ed emotive dopo la nascita e dipende
dalla progressiva maturazione del sistema nervoso centrale. Si tratta di una
crescita che avviene con tempi diversi da bimbo a bimbo, ma che prevede
specifiche tappe neurocognitive in sequenza che consentono di individuare segni
di allarme indicativi di eventuali disturbi o ritardi del neurosviluppo: variazioni
significative da questo percorso possono indicare la presenza di un ritardo psicomotorio,
che non necessariamente implica una disabilità intellettiva. Le ricerche di
Mnesys hanno fatto luce su questi complessi meccanismi concentrandosi sui
neonati pretermine, che nascono prima della 37a settimana di gestazione e che
per questo hanno un maggior rischio di disturbi del neurosviluppo: i
ricercatori si sono focalizzati sul sonno, una delle funzioni più importanti
per la nostra salute.
Dormire bene e a sufficienza è infatti fondamentale e non esiste un
tessuto dell’organismo o un processo cerebrale che non sia migliorato dal sonno
o che non venga pregiudicato dalla carenza di riposo; tutto questo è ancora più
vero nei primi mesi e anni di vita, quando il sonno è un parametro
indispensabile per garantire uno sviluppo neurologico corretto. Lo stanno
dimostrando gli studi di alcuni ricercatori genovesi del programma Mnesys
guidati dal professor Lino Nobili, responsabile della Neuropsichiatria
infantile dell’Ospedale Gaslini e docente di neuropsichiatria infantile del
Dipartimento di neuroscienze, riabilitazione, oftalmologia, genetica e scienze
materno-infantili dell’Università di Genova: gli esperti hanno pubblicato
uno studio in cui sostengono l’ipotesi che durante i nove mesi della gravidanza
il feto passi il tempo dormendo e che questo stato di sonno continuo sia
cruciale per lo sviluppo, la maturazione e la formazione delle connessioni del
sistema nervoso centrale, quindi anche per una corretta evoluzione cognitiva ed
emotiva. Come spiega Sara Uccella, neuropsichiatra infantile del Dipartimento
di neuroscienze, riabilitazione, oftalmologia, genetica e scienze
materno-infantili dell’Università di Genova, «Il sonno nella primissima infanzia,
specialmente nel primo anno di vita, è fondamentale. Nel corso della vita
fetale i neuroni, le cellule del cervello, si sviluppano, migrano, pongono le
basi per la plasticità del cervello che si esplicherà poi dopo la nascita.
Questa è un vero spartiacque: è da quel momento, attraverso l’interazione
continua con l’esterno, che il bambino impara e plasma il cervello di
conseguenza. Durante la veglia si raccolgono le informazioni per
l’apprendimento, ma è durante il sonno che queste vengono rielaborate e si
‘fissano’».
Dormendo vengono rimaneggiate le connessioni
fra cellule cerebrali e il cervello ‘pota’ quelle inutili rinforzando quelle
necessarie, in modo da consolidare ciò che serve lasciando spazio per le nuove
esperienze del giorno dopo: è vero a ogni età ma soprattutto nella fase
tumultuosa di sviluppo caratteristica del primo anno di vita, quando non a caso
il fabbisogno di riposo dei neonati è molto alto (fino a 17-18 ore nel primo
mese, fino a 14 ore durante tutto il primo anno). La nascita pretermine è una sorta
di modello di deprivazione di sonno: venendo al mondo prima del tempo ai bimbi
viene tolto all’improvviso un elemento fondamentale perché il cervello possa
svilupparsi in tutta tranquillità, tanto che gli studi dei ricercatori Mnesys,
condotti in collaborazione con la Terapia Intensiva Neonatale del Gaslini
diretta da Luca Antonio Ramenghi, hanno dimostrato che le alterazioni del sonno
possono incidere sulla loro traiettoria di crescita cerebrale. «I prematuri che
dormono di più hanno uno sviluppo neurologico migliore: significa che il sonno
è per loro ancora più essenziale, va perciò favorito e protetto», sottolinea
Uccella. «La deprivazione di sonno nei prematuri si è dimostrata un fattore di
rischio potenziale per un buon neurosviluppo, ma è anche un elemento su cui è
possibile intervenire in modo relativamente semplice e in qualsiasi contesto.
Sappiamo infatti che il sonno del neonato dipende molto dal benessere mentale e
psicofisico dei genitori, che nel caso dell’esperienza traumatica della prematurità
sono già molto provati: mitigare il trauma e favorire una genitorialità
positiva e di relazione è fondamentale, consentendo per esempio a mamme e papà
di stare accanto al bambino più possibile anche nelle Terapie Intensive
Neonatali. Farlo significa investire anche sul buon sonno dei piccoli, che
migliora in maniera significativa, e quindi su una loro crescita cerebrale
adeguata. Abbiamo anche osservato», prosegue Uccella, «che i neonati con
piccole lesioni cerebrali connesse alla nascita pretermine, quelle che in
passato non si valutavano neppure perché si ritenevano ininfluenti, possono
avere un neurosviluppo peggiore: anche in questi casi però riconoscere il
problema per tempo, prendere in carico il neonato e la sua famiglia, favorire
un sonno corretto porta a uno sviluppo perfettamente sovrapponibile a quello di
un piccolo che non ha avuto lesioni».
Un sonno disturbato o insufficiente potrebbe in
realtà avere effetti negativi anche su bambini nati a termine: «I dati raccolti
a oggi sono pochi e aneddotici anche perché è più complesso recuperarli: nelle
terapie intensive neonatali il monitoraggio, compreso quello del sonno, è
continuo mentre in un bimbo a casa non lo si può fare allo stesso modo»,
specifica Uccella. «Alcuni studi tuttavia sembrano suggerire che che esista un
legame fra la regolarità del sonno e dei pisolini a sei mesi di vita e una buona
capacità di memoria e di apprendimento successiva, perciò potrebbe esistere una
correlazione fra il sonno e un corretto neurosviluppo anche in bambini nati a
termine».

