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Mnesys - News - 29.01.2026 - Neurosviluppo

 

2026.01.29 -

Neurosviluppo

Il neurosviluppo è il processo che consente di acquisire capacità motorie, cognitive ed emotive dopo la nascita e dipende dalla progressiva maturazione del sistema nervoso centrale. Si tratta di una crescita che avviene con tempi diversi da bimbo a bimbo, ma che prevede specifiche tappe neurocognitive in sequenza che consentono di individuare segni di allarme indicativi di eventuali disturbi o ritardi del neurosviluppo: variazioni significative da questo percorso possono indicare la presenza di un ritardo psicomotorio, che non necessariamente implica una disabilità intellettiva. Le ricerche di Mnesys hanno fatto luce su questi complessi meccanismi concentrandosi sui neonati pretermine, che nascono prima della 37a settimana di gestazione e che per questo hanno un maggior rischio di disturbi del neurosviluppo: i ricercatori si sono focalizzati sul sonno, una delle funzioni più importanti per la nostra salute. Dormire bene e a sufficienza è infatti fondamentale e non esiste un tessuto dell’organismo o un processo cerebrale che non sia migliorato dal sonno o che non venga pregiudicato dalla carenza di riposo; tutto questo è ancora più vero nei primi mesi e anni di vita, quando il sonno è un parametro indispensabile per garantire uno sviluppo neurologico corretto. Lo stanno dimostrando gli studi di alcuni ricercatori genovesi del programma Mnesys guidati dal professor Lino Nobili, responsabile della Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Gaslini e docente di neuropsichiatria infantile del Dipartimento di neuroscienze, riabilitazione, oftalmologia, genetica e scienze materno-infantili dell’Università di Genova: gli esperti hanno pubblicato uno studio in cui sostengono l’ipotesi che durante i nove mesi della gravidanza il feto passi il tempo dormendo e che questo stato di sonno continuo sia cruciale per lo sviluppo, la maturazione e la formazione delle connessioni del sistema nervoso centrale, quindi anche per una corretta evoluzione cognitiva ed emotiva. Come spiega Sara Uccella, neuropsichiatra infantile del Dipartimento di neuroscienze, riabilitazione, oftalmologia, genetica e scienze materno-infantili dell’Università di Genova, «Il sonno nella primissima infanzia, specialmente nel primo anno di vita, è fondamentale. Nel corso della vita fetale i neuroni, le cellule del cervello, si sviluppano, migrano, pongono le basi per la plasticità del cervello che si esplicherà poi dopo la nascita. Questa è un vero spartiacque: è da quel momento, attraverso l’interazione continua con l’esterno, che il bambino impara e plasma il cervello di conseguenza. Durante la veglia si raccolgono le informazioni per l’apprendimento, ma è durante il sonno che queste vengono rielaborate e si ‘fissano’». Dormendo vengono rimaneggiate le connessioni fra cellule cerebrali e il cervello ‘pota’ quelle inutili rinforzando quelle necessarie, in modo da consolidare ciò che serve lasciando spazio per le nuove esperienze del giorno dopo: è vero a ogni età ma soprattutto nella fase tumultuosa di sviluppo caratteristica del primo anno di vita, quando non a caso il fabbisogno di riposo dei neonati è molto alto (fino a 17-18 ore nel primo mese, fino a 14 ore durante tutto il primo anno). La nascita pretermine è una sorta di modello di deprivazione di sonno: venendo al mondo prima del tempo ai bimbi viene tolto all’improvviso un elemento fondamentale perché il cervello possa svilupparsi in tutta tranquillità, tanto che gli studi dei ricercatori Mnesys, condotti in collaborazione con la Terapia Intensiva Neonatale del Gaslini diretta da Luca Antonio Ramenghi, hanno dimostrato che le alterazioni del sonno possono incidere sulla loro traiettoria di crescita cerebrale. «I prematuri che dormono di più hanno uno sviluppo neurologico migliore: significa che il sonno è per loro ancora più essenziale, va perciò favorito e protetto», sottolinea Uccella. «La deprivazione di sonno nei prematuri si è dimostrata un fattore di rischio potenziale per un buon neurosviluppo, ma è anche un elemento su cui è possibile intervenire in modo relativamente semplice e in qualsiasi contesto. Sappiamo infatti che il sonno del neonato dipende molto dal benessere mentale e psicofisico dei genitori, che nel caso dell’esperienza traumatica della prematurità sono già molto provati: mitigare il trauma e favorire una genitorialità positiva e di relazione è fondamentale, consentendo per esempio a mamme e papà di stare accanto al bambino più possibile anche nelle Terapie Intensive Neonatali. Farlo significa investire anche sul buon sonno dei piccoli, che migliora in maniera significativa, e quindi su una loro crescita cerebrale adeguata. Abbiamo anche osservato», prosegue Uccella, «che i neonati con piccole lesioni cerebrali connesse alla nascita pretermine, quelle che in passato non si valutavano neppure perché si ritenevano ininfluenti, possono avere un neurosviluppo peggiore: anche in questi casi però riconoscere il problema per tempo, prendere in carico il neonato e la sua famiglia, favorire un sonno corretto porta a uno sviluppo perfettamente sovrapponibile a quello di un piccolo che non ha avuto lesioni». Un sonno disturbato o insufficiente potrebbe in realtà avere effetti negativi anche su bambini nati a termine: «I dati raccolti a oggi sono pochi e aneddotici anche perché è più complesso recuperarli: nelle terapie intensive neonatali il monitoraggio, compreso quello del sonno, è continuo mentre in un bimbo a casa non lo si può fare allo stesso modo», specifica Uccella. «Alcuni studi tuttavia sembrano suggerire che che esista un legame fra la regolarità del sonno e dei pisolini a sei mesi di vita e una buona capacità di memoria e di apprendimento successiva, perciò potrebbe esistere una correlazione fra il sonno e un corretto neurosviluppo anche in bambini nati a termine».